La principessa Laila di Guerre Stellari, Doc di Ritorno al Futuro, il Professor Farnsworth di Futurama (cugini lontani dei Simpson): sì certo il futuro, sì certo tutto quello che prima o poi si potrà e sarà possibile. Ma anche sì certo, qualcosa si può già e forse nel 2009 sarà alla portata di tutti.
Le elezioni americane di novembre hanno già realizzato un sogno dei ragazzi degli anni 80 con i giornalisti della Cnn collegati dai quattro angoli dell’America in forma di ologrammi.
Ma allo studio, in cantiere o ancora in forma di progetto sono molte di quelle cose che una volta potevamo solo sognare, ma che già nel 2009 potrebbero non essere più così lontane.
Surriscaldamento della terra e catastrofi naturali dai tempi di Noè invadono i nostri incubi. Finite le terre emerse da scoprire e ancora troppo distanti le abissità spaziali da colonizzare, la nuova Arca sembra prendere piede nella mente dell’architetto belga Vincent Callebaut.
Lilypad è infatti una struttura galleggiante capace di accogliere circa 50 mila persone, energeticamente autosufficiente e in grado di riciclare rifiuti e, grazie alla vegetazione, di assorbire CO2.
Nel suo progetto Callebaut si è ispirato ad un particolare tipo di ninfea, nota per la grande resistenza ed elasticità, la cui struttura è stata ripresa e ingrandita 250 volte.
Lylipad, soluzione ad oggi affascinante, teoricamente realizzabile, ma dal prezzo e dalla tempistica sconosciuta, nella mente di Callebaut non dovrà essere statica, ma si muoverà, grazie all’energia autoprodotta e seguendo le correnti marine, alla costante ricerca del clima perfetto.
Si chiama invece Deus ex Machina la moto letteralmente a misura d’uomo. Ad oggi solo un prototipo, ma assolutamente realizzabile, dato che la tecnologia necessaria già esiste, è stata pensata e disegnata da Jake Loniak dell’ Art Center College of Design.
Deus ex Machina, a fronte di una forma sorprendente ed evidente, nasconde inoltre un computer capace di interpretare il movimento del corpo del pilota e trasformare gli impulsi in comandi direzionali per la moto.
Sempre più vicino ai sogni è poi uno degli ultimi nati in casa Ntt DoMoCo, colosso giapponese di telefonia. I ricercati della casa nipponica, grazie ad una tecnologia capace convertire i segnali digitali in vibrazioni, hanno pensato e realizzato un telefono cellulare da dito.

Una volta indossato il cellulare, per rispondere al telefono basta inserire il dito nell’orecchio: le vibrazioni vengono trasmesse dal telefono all’osso della mano e da qui all’orecchio, dove il timpano percepisce le vibrazioni e le converte in suoni.
Finger Whisper, questo il nome del cellulare inventato dall’ingegnere Masaaki Fukomoto, non dispone nemmeno di di tastiera: per comporre un numero basta infatti pronunciare le cifre e il cellulare dotato di sistema di riconoscimento vocale, chiamerà il numero scelto, mentre per chiudere una telefonata basta premere indice contro pollice.

[...] da Francesca Pelucchi, agli anniversari che si celebreranno descritti da Iacopo Radaelli o alle curiosità dell’innovazione scovate da Cecilia Pierami. Tutto questo, guardando la nuova sfida canora sanremese descritta da [...]
Speriamo non arrivi mai il Italia il cellulare da orecchio… sarebbe uno spettacolo orribile la gente con le dita infilate nei padiglioni!!! che schifo!